Effetti delle tamponature negli edifici in cemento armato (meccanismo di puntone compresso) con riferimento al terremoto in Abruzzo


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Negli articoli precedenti abbiamo parlato del problema della mancanza di staffe nelle strutture in cemento armato e del meccanismo di piano debole nel crollo degli edifici; adesso ci concentriamo su quello che accade alle tamponature degli edifici in cemento armato a seguito di un evento sismico.

Dato che gli articoli sono stati apprezzati anche dai non addetti e sono stati citati su quotidiani online come QuotidianoCasa, si cercherà di essere anche questa volta quanto più sintetici e chiari possibile.

Partiamo dalle base: un edificio in cemento armato si distingue dalla controparte in muratura principalmente per la struttura portante ad elementi monodimensionali quali pilastri e travi.

Per tali elementi una delle dimensioni prevale sulle altre due. Questo significa che se togliamo all’edificio tutte le parti non strutturali, non portanti, quello che ci rimane è uno scheletro costituito, per l’appunto, da pilastri e travi.

In un edificio in muratura, invece, le pareti – elementi bidimensionali – costituiscono la struttura, sono elementi portanti (e non portati, come avviene invece negli edifici in c.a).

Un edificio in cemento armato lo si può vedere allora come un telaio, in cui le tamponature costituiscono solo un elemento di chiusura.

Ci chiediamo: queste tamponature forniscono un contributo nell’opporsi al sisma? Leggi il resto dell’articolo

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Muro di sostegno con DM 14 gennaio 2008: calcolo del coefficiente di spinta attiva [funzione Excel]


Di seguito è riportato un codice VBA per Excel per il calcolo del coefficiente di spinta attiva in accordo al DM 14 gennaio 2008.

La procedura per usare il codice è la seguente:

  1. Aprire un nuovo foglio Excel, e quindi aprire la pagina progetto di Visual Basic;
  2. inserire un nuovo modulo;
  3. copiare ed incollare il codice qui sotto;
  4. tornare nel foglio Excel;
  5. nella voce inserisci funzione trovate la nuova funzione tra quelle definite dall’utente.

E questo è il codice: Leggi il resto dell’articolo

Terremoto in Abruzzo: il meccanismo di piano soffice nel crollo degli edifici


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Nell’articolo precedente abbiamo parlato di alcune delle cause che hanno portato al crollo di svariati edifici a seguito del terremoto in Abruzzo. Sempre in attesa delle necessarie perizie, abbiamo individuato problemi come:

  1. scarso impiego delle staffe nei pilastri e nei nodi, se non totale assenza in alcuni casi;
  2. meccanismi di piano debole;
  3. ribaltamenti fuori piano delle murature;
  4. qualità non idonea dei materiali impiegati;
  5. formazione di pilastri tozzi per erronea disposizione degli elementi secondari.

Della prima causa già abbiamo discusso in “Terremoto in Abruzzo: le staffe, queste sconosciute…“. Adesso, sempre cercando di essere chiari e sintetici, passiamo al cosiddetto meccanismo di piano debole (o piano soffice).

Un aspetto importante delle costruzioni è Leggi il resto dell’articolo

Terremoto in Abruzzo: le staffe, queste sconosciute…


Prima di azzardare qualsiasi conclusione sui crolli avvenuti in Abruzzo è opportuno che vengano svolte tutte le indagini del caso, ma a giudicare le prime immagini che arrivano da quei luoghi sembra che effettivamente ci siano un bel po’ di problemi. Giusto per citarne alcuni:

  1. scarso impiego delle staffe nei pilastri e nei nodi, se non totale assenza in alcuni casi;
  2. meccanismi di piano debole;
  3. ribaltamenti fuori piano delle murature;
  4. qualità non idonea dei materiali impiegati;
  5. formazione di pilastri tozzi per erronea disposizione degli elementi secondari.

Per avere maggiori dettagli sulla qualità dei materiali usati bisogna necessariamente attendere le perizie, ma la mancanza di staffe citata al punto 1 è evidente dalla visione delle immagini; iniziamo a parlare di questo problema, cercando di essere chiari e sufficientemente sintetici.

Consideriamo un pilastro soggetto a sforzo normale e momenti flettenti (sollecitazione di pressoflessione deviata); per effetto del carico di punta l’elemento e le armature in esso presenti tenderanno a “spanciare” verso l’esterno: Leggi il resto dell’articolo

ELICOFS – Programma di analisi per scala elicoidale con pianerottolo di riposo


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Il progetto di una scala elicoidale, a causa della complessa configurazione geometrica, non è semplice come nel caso di quelle lineari.

Nello studio delle scale elicoidali si sono cimentati autori come Cusens, Reynolds, Steedman, …

Se alla scala elicoidale aggiungiamo anche un piano di riposo intermedio allora le difficoltà aumentano.

CARICHI
Per la definizione dei carichi agenti possiamo considerare questi ultimi uniformemente distribuiti sulla proiezione orizzontale della superficie.

VINCOLI
La scala è considerata incastrata ad entrambe le sue estremità.

SFORZI
Si hanno sei risultanti degli sforzi per ogni sezione. Tali risultanti sono:
– momento verticale;
– momento laterale;
– torsione;
– forza assiale;
– taglio verticale;
– taglio orizzontale.

La scala può essere studiata riconducendola Leggi il resto dell’articolo

Terremoto in Abruzzo: gli “esperti” poco esperti, il culto del risparmio, la preparazione non sufficiente, …


Inauguriamo la rubrica “Riflessioni sul mondo dell’ingegneria” con un tema delicato e su cui si è discusso molto – e spesso in malo modo; ci stiamo riferendo al terremoto avvenuto in Abruzzo, in cui si è avuto il crollo di diversi edifici e quasi 300 morti. Un bollettino di guerra per un sisma che, in zone come la California, non avrebbe fatto nessuna vittima.

Sicuramente, quindi, in quegli edifici qualcosa non andava. Ma bisogna però fare chiarezza e raccontare i fatti con serietà e competenza. Si, perché quello che stiamo ascoltando nelle varie trasmissioni e quello che leggiamo sui quotidiani è aberrante. Ci hanno propinato frasi tipo:

Il calcestruzzo è un materiale che nel tempo passa da elastico a statico“.

Cosa vuol dire? L’elasticità è una proprietà del materiale – che si verifica entro certe condizioni – legata alla reversibilità del fenomeno; in pratica, se applichiamo delle azioni ad un materiale rimanendo in campo elastico, per poi scaricarlo, le conseguenze delle azioni ritornano a zero. Il campo elastico va distinto da quello plastico, in cui, invece, si manifestano delle tensioni residue, quindi le conseguenze delle azioni non si azzerano dopo lo scarico.

Ma il termine “statico” a cosa si riferisce? Il calcestruzzo diviene statico? Perché, nei primi anni di vita della struttura è forse dinamico?

Questa è una Leggi il resto dell’articolo

L’angolo dell’ingegnere strutturista gemellato con Ingegneria.Benet.org


ingegneriabebnet

L’angolo dell’ingegnere strutturista stringe una sorta di gemellaggio con Ingegneria.bebnet.org.

A partire da un’idea dell’admin del forum, Gilean, i due portali collaboreranno per confrontarsi su argomenti inerenti l’ingegneria strutturale e non solo.

Invito quindi tutti i lettori de L’angolo de L’angolo dell’ingegnere strutturista a visitare il forum suddetto.

Grazie.